Oggi come ieri, "cornuti e....pazienti"
Mercoledì 06 Agosto 2008 15:27
cornuti.jpgDa oltre 50 anni si denunciano i problemi di sempre, e le soluzioni sembrano lontani miraggi.

 

 

 

 

 

 

 

In molti ricorderanno un personaggio assai noto nella città di Agrigento nella prima metà del secolo scorso. Era un avvocato, apprezzato e dalla “lingua tagliente”, che dirigeva un settimanale dall’eloquente titolo “la Scopa” che veniva venduto ad “ una lira la copia, anche a credenza”.

Leggendari erano anche i suoi comizi improvvisati dinanzi il municipio dove radunava folle oceaniche di cittadini. Salvatore Malagioglio era un personaggio unico nel suo genere: nei suoi sermoni attaccava indiscriminatamente gli amministratori della città, che considerava dei traditori, mentre agli stessi agrigentini attribuiva il colorito epiteto di “popolo di cornuti”.

Vale la pena di andare a rispolverare alcuni numeri del giornale “la Scopa”, gelosamente custoditi nella biblioteca comunale Franco La Rocca: da un lato, il lettore, resterà profondamente affascinato dall’ardore di “don Turiddu” e dalla veemenza del suo linguaggio, dall’altro lato, resterà scandalizzato per le tematiche affrontate, ovvero quelle di cui quotidianamente, noi operatori dell’informazione, continuiamo ad occuparci.

Lotte intestine per il potere, guerre tra i partiti, speculazione edilizia, sporcizia e crisi idrica. Sfogliando un numero a caso, ad esempio datato 1965, sembra quasi di leggere la cronaca di questo agosto 2008. Malagioglio accusava la classe politica del tempo, ovvero la Democrazia Cristiana, di incapacità amministrativa. Sul finire degli anni ’60, sempre sul giornale “la Scopa”, pubblicò una serie di lettere aperte, scritte di suo pugno a tutti i segretari dei partiti per denunciare le tante emergenze che affliggevano, e affliggono ancora oggi, la città dei templi.

E’ incredibile come, a distanza di 50 anni, nulla o quasi sia cambiato. Eppure, il mondo, attorno ad Agrigento, si è evoluto non poco. A pochi chilometri dalla città dei templi, sorgono grandi complessi alberghieri, si cerca di attrarre capitale estero per far crescere il territorio (come nel caso delle vicine Sciacca e Licata), oppure, ancora, si punta sullo sviluppo culturale: la città di Enna, per decenni simbolo della questione meridionale, è un esempio di risveglio economico e di oculate politiche finalizzate alla crescita sociale.

All’ombra dei maestosi templi dorici, nulla sembra muoversi. La fuga dei cervelli, denunciata anche dai giovani industriali, da capriccio “di provincia” è diventata più che altro una necessità; l’iniziativa privata è sovente contrastata da una macchina burocratica lenta e farraginosa; la politica non riesce ad individuare le strategie opportune per uno sviluppo concreto del territorio.

Insomma un disastro aggravato dalla scandalosa “quiescenza” della popolazione agrigentina, da oltre mezzo secolo vessata dall’arbitrio, e incapace di reagire. Guardare al futuro, anche se è molto difficile, è l’unica strada da percorrere, con l’auspicio che, le ferie agostane, portino buon consiglio agli amministratori ed, in particolare, a chi in questi mesi ha determinato una preoccupante stasi amministrativa alla Provincia Regionale di Agrigento. Non c’è tempo da perdere: se si vuole davvero voltare pagina, occorre mettersi subito al lavoro, senza perdere l’ennesimo treno.

E chissà se un giorno, si spera non troppo lontano, l’anima del focoso avvocato Malagioglio troverà finalmente pace, all’ombra del suo “pagliaro” nel lungomare di San Leone.

     *PF*


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Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Settembre 2008 16:16
 

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