Agrigento ed omosessualità
Lunedì 07 Luglio 2008 03:01
uom.jpg"Speciale" di Alessandro Sardone sull'universo sconosciuto degli omosessuali agrigentini.

 
La gioventù omosessuale agrigentina 
Sei ragazzi: cinque uomini e una donna tra i diciannove ed i venticinque anni. Chi studia, chi invece è disoccupato. Cosa li accomuna? La loro omosessualità, vissuta in una città come Agrigento. Gli abbiamo posto delle domande, sia sul piano personale che su quello delle relazioni con la società, sulla loro città, sui loro desideri e aspirazioni.
   
 
Chi sono? 
Sono persone molto diverse tra loro, a cominciare dalle loro abitudini personali. C'è chi ascolta i Metallica, chi la musica commerciale e chi il Rock, passando per i latino-americani e per i cantautori come la catanese Carmen Consoli. Persino i loro miti sono completamente differenti l'uno dall'altro: c'è chi, facendo sfoggio del proprio orgoglioso individualismo, afferma d'essere l'eroe di sé stesso; chi ammira la simpatia di Platinette, eccentrico personaggio televisivo; ad alcuni piace Spongebob, una spugna marina antropomorfa protagonista dell'omonimo cartone animato. Altri adorano Laura Pausini, Damien Rice, Mina. I cantanti sembrano andare per la maggiore. Potrebbero essere il vostro panettiere, il macellaio, il postino, il vostro avvocato, il commercialista: chi più ne ha più ne metta.
 
 
Pregiudizi e luoghi comuni 
Non tutti vivono apertamente, nella nostra città, la loro omosessualità a causa dei pregiudizi e, a quanto ci è stato raccontato, alla mentalità chiusa della gente. Solo uno tra essi ha avuto il coraggio e la forza d'animo di dichiararsi apertamente ai suoi genitori, che contrariamente a quanto potesse credere, non l'hanno presa poi così male. Ciò che invece paventano è di essere derisi per i loro modi di fare, per le loro attitudini, per le scelte personali a volte un po' fuori dalle righe. C'è però da sottolineare che non sempre l'essere effeminati (è il caso di un uomo) o “ammasculazzati”, come si dice dalle nostre parti riferendoci ad una donna, denoti omosessualità.
 
E poi ci sono i luoghi comuni: alcuni, infatti, gettano in un solo, grande calderone, gay donne e uomini (le prime più accettate dei secondi, forse per la capacità di stimolare l'erotismo dell'eterosessuale maschio), transessuali e transgender; non sempre vi è questa sorta di complicità e “fratellanza” che i più immaginano, magari indotti da immagini di manifestazioni come i Gay pride. I nostri ragazzi non hanno mai preso contatti con associazioni rappresentative del “settore” come Arcigay e simili, né hanno mai pensato di farlo. Quanto alla politica, è pensiero diffuso che i gay votino automaticamente a sinistra: persino il nostro campione si divide equamente nell'arco bipolare; ben compatti sono invece sul piano della sfiducia nei confronti della politica italiana, dalla quale non si aspettano proprio niente.

 
Normalità e auspici per il futuro 
Chiedendogli quale fosse il loro concetto di “normalità”, abbiamo ottenuto le risposte più variegate: da “io sono la normalità” a “essere me stesso” all'asserzione che la normalità proprio non esista. Uno di loro risponde così: “credo che la normalità vera e propria non debba esistere, se non a livello medico-clinico (sei normale fino a quando non hai nulla che possa essere considerata malattia)”; e pensare che fino a non molto tempo fa gli omosessuali venivano considerati degli individui affetti da patologie psichiche. Nonostante siano disillusi e non abbiano fiducia nella politica, ciò che si aspettano dal futuro è un vita tranquilla con il loro compagno o compagna, magari un'unione legittimata dalla legge. Quanto alle adozioni, la maggior parte non si aspetta niente. “Penso che il paese non sia ancora pronto”, afferma uno di loro.

 
Una vita all'ombra dei templi 
Ma come vivono i gay nella nostra città? Che luoghi frequentano? Purtroppo non abbiamo ottenuto una risposta precisa; comprensibilmente i ragazzi evitano di spargere la voce onde evitare di far diventare il luogo d'incontro un centro d'attrazione per curiosi. Tuttavia, ci è stato confermato che un non meglio identificato locale della città è abitualmente frequentato da omosessuali.
 
Quanto al rapporto con i genitori, gli amici, i parenti, la popolazione, solo un ragazzo su sei si è apertamente dichiarato ai genitori; gli altri hanno un'evidente timore di non essere compresi e di minare i rapporti con la famiglia. Si rifanno però sugli amici, nei confronti dei quali nutrono un'evidente maggiore fiducia: con gli amici ci si confida, ci si apre, ci si permette quel briciolo di libertà che la società, con i suoi schemi predeterminati, impedisce di esprimere. Nei confronti dei concittadini, è un auspicio condiviso il “cambio di mentalità” in direzione di un'accettazione più sincera, scevra del buonismo ipocrita che spesso caratterizza i salotti televisivi e della politica, la quale ha oramai l'abitudine di “cavalcare l'onda” della strumentalizzazione.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Luglio 2008 20:46
 

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