| Habituè delle crisi |
| Scritto da Redazione |
| Mercoledì 15 Ottobre 2008 02:50 |
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Una serie di fattori, più o meno presunti, cui oggi si addebitano le cause di un disastro negli equilibri travolti da un effetto domino e una sola domanda che accomuna tutti: cosa succederà? Sembra che nessuno sia in grado di prevederlo con ragionevole certezza: i parametri che gli analisti prendono abitualmente in considerazione sono contrastanti e sono frutto di un intreccio di tanti altri parametri che hanno natura, provenienza ed effetti (anche in termini geografici) molto distanti, e quindi difficilmente controllabili. Ma facciamo un passo alla volta. I mercati finanziari americani stanno subendo una violenta crisi nel settore dei mutui immobiliari. È la metà del passato settembre quando il colosso finanziario statunitense "Lehman Brothers" (debiti stimati per 613 miliardi di dollari e 26.000 dipendenti) dichiara fallimento. L'evento inginocchia il mondo a partire da un problema fondamentale su tutti, la mancanza immediata di liquidità: i creditori di "Lehman Brothers" molto spesso sono altre banche che non vedono "rientrare" le immense quantità di denaro che le avevano prestato e, a loro volta, si ritrovano in crisi. Questo fatto avviene a catena tra tanti istituti nel mondo che, a questo punto, sono costretti a "stringere la cinghia". Per semplificare: una valanga di licenziamenti e crediti insoluti, costo del denaro alle stelle quindi un freno repentino agli investimenti e ai consumi, import-export in picchiata. Crollano i mercati finanziari (e non solo) nel mondo e vengono meno gli equilibri dei singoli Paesi e dei singoli istituti bancari: il problema arriva ora concretamente nelle case della gente comune. Entrano in gioco i Governi che, cercando di fare sistema e sinergia nelle contromosse per salvare il salvabile, adottano manovre di immissione di liquidità straordinaria a breve termine e cercano di frenare la caduta di fiducia in atto per evitare il collasso del sistema. Le borse tirano un momentaneo sospiro di sollievo, ma è difficile prevedere il grado di stabilità della situazione e, in ogni caso, le perdite di queste settimane sono lunghe e faticose da recuperare. Ed eccoci ad Agrigento: giri per le strade e nulla sembra cambiato, la percezione di quanto stia avvenendo è mediamente molto limitata, salvo il fatto - ma solo per fare un esempio pratico - che tutti quanti abbiano contratto un mutuo a tasso variabile noteranno presto (se non lo hanno già fatto) che l'incidenza degli interessi è aumentata mostruosamente a causa dell'ascesa violenta dell'Euribor (il tasso degli scambi interbancari, ovvero la base dei tassi d'interesse variabili per l'utenza) e che i loro risparmi sono potenzialmente in pericolo a prescindere dalla forma in cui li conservino (depositi piuttosto che investimenti finanziari, etc.) e ciò nonostante gli ultimi interventi governativi e con tutte le conseguenze del caso. Il Belpaese pagherà per mesi, forse anni, i danni di questi ultimi tempi e viene da chiedersi se aree come la nostra, la cui economia è fortemente correlata all'andamento di quella pubblica generale (stante un'indiscussa struttura di tipo "chiuso", con una "bilancia commerciale" in cui il peso delle entrate dirette e indirette pubbliche gioca il ruolo di primo piano), non graveranno di questi effetti in modo amplificato. Andrea Messina Read 0 Comments... >> |
| Ultimo aggiornamento Domenica 27 Settembre 2009 11:17 |







Una crisi economica di portata storica e geograficamente planetaria
che ha messo in dubbio ciò che prima era certezza politica, economica, sociale.

