Micro-operatori, networking e competizione nel settore agricolo
Scritto da Redazione   
Venerdì 25 Luglio 2008 19:30

confcooperative-luigi_marino.jpgIl presidente nazionale di Confcooperative, Luigi Marino: «L'internazionalizzazione è il futuro dell'agricoltura. Chi propone i farmers market ha la grave responsabilità di traghettare il comparto verso la catastrofe».

 

Il Presidente nazionale di Confcooperative, Luigi Marino, in una nota prende una posizione netta sulla necessità di massa critica e networking per il futuro della filiera agricola italiana in relazione alle sfide e in essere e future sullo scacchiere competitivo globale.

 

Luigi Marino, si ricorda, ha rivestito in Confcooperative alcuni degli incarichi principali: nel 1975 è vice direttore di Confcooperative Emilia Romagna dove, nel 1979, assume l'incarico di vicesegretario generale. Nel 1983 diventa presidente dell'Unione provinciale di Bologna carica che riveste ancora oggi in quella che è città cuore della cooperazione. Nel 1988 viene eletto vicepresidente nazionale, dopo tre anni, nel 1991 arriva l'elezione alla presidenza. Marino dal 1987 è nel CDA dell'Ente Autonomo per le fiere di Bologna di cui diventa vicepresidente nel 1997. Nello stesso anno è consigliere di LOCAT Leasing Spa (Gruppo Bancario Unicredito) di cui diventa vicepresidente nel 2005. Sempre nel 2005 diventa componente del Comitato di presidenza del CNEL dopo esserne stato consigliere nella V, VII e VIII Consiliatura. È stato anche componente del CDA della Banca del Monte di Bologna e Ravenna; vicepresidente di CARIMONTE Fondiario del gruppo ROLO - CREDITO ITALIANO.

 

Un intervento, il suo, che indubbiamente - a prescindere dalla concordanza o meno con le singole valutazioni personali di merito - spinge fortemente verso la ormai pacifica quanto diffusa necessità italiana di una visione d'insieme del tavolo competitivo globale a livello locale, affinché anche i micro-operatori di filiera possano affrontare le proprie scelte strategiche con consapevolezza.

Di seguito si riporta integralmente la nota di Marino:

"L'economia langue e con essa l'agricoltura che nel nostro Paese, ma non solo, continua a registrare segnali allarmanti. I mercati nazionali sono sempre più saturi. Solo negli ultimi due anni si registra una perdita nell'occupazione pari al 4,4% (ben oltre la quota fisiologica secondo il rapporto Cnel presentato l'altro ieri) che è una spia molto indicativa della difficile congiuntura del comparto, messo, continuamente, alla prova da continue riforme. Si pensi a quella dell'OCM ortofrutta prima e dell'OCM vino poi. In ultimo, e solo in ordine di tempo, dall'aberrante proposta del WTO: comprendere agrumi, riso, patate e pomodori tra i prodotti tropicali. Un simile provvedimento comporterebbe una drastica riduzione dei dazi e metterebbe, definitivamente, in ginocchio i nostri produttori.

L'imperativo per la sopravvivenza dell'agricoltura italiana è andare a conquistare mercati esteri. L'internazionalizzazione è l'unica strada che possa dare respiro al settore. È un processo che le cooperative italiane stanno già compiendo da anni, con sforzi e sacrifici inimmaginabili attraverso la strada obbligata della crescita dimensionale e dell'aggregazione, della capitalizzazione e della patrimonializzazione. Per dare slancio e continuità a questo percorso obbligato per l'agricoltura italiana è necessario reintrodurre, magari già con la manovra economica all'esame del Parlamento, i crediti d'imposta sull'internazionalizzazione.

Nella complessità di questa congiuntura economica sono due i principali elementi di criticità, uno esterno, l'altro interno. L'esterno è rappresentato dall'Europa della tecnocrazia che regolamenta perdendo il contatto con la realtà e lontano dagli interessi degli Stati membri. Nella vicenda zucchero è stata emblematica l'incapacità di chi disegna la politica agricola europea che ha determinato il forte ridimensionamento della filiera bieticolo - saccarifera Italiana con la chiusura di 13 impianti su 19, il dimezzamento della quota di produzione e il drastico contraccolpo sull'indotto tecnologico e occupazionale.

Sul fronte interno, invece, assume sempre più le vesti di assoluta follia chi si ostina a proporre le piccole dimensioni, la logica dei mercati locali, la pratica dei farmers market, insufficienti, inadeguati, capaci di offrire una risposta marginale, del tutto antitetica rispetto a quanto, invece, viene richiesto dal settore.

E non meraviglia che chi propone i farmers market è, al tempo stesso, impegnato nel rompere l'unità del mondo agricolo italiano, come se nella frammentazione si potesse trovare sviluppo, progresso. Chi divide e disgrega, chi propone le piccole dimensioni e il localismo (che di per sé è un valore, ma se incentrato e imperniato asfitticamente su se stesso diventa un non-valore), non opera nell'interesse dell'agricoltura, ma ha la grave responsabilità di traghettare il comparto verso la catastrofe.

La cooperazione, invece, aggrega le forze, accorcia la filiera, fa rete sul territorio, permettendo anche al piccolo produttore di conferire il suo prodotto che trova poi collocazione su mercati, nazionali e internazionali, non altrimenti raggiungibili.

L'agricoltura italiana ha futuro solo se spinta e animata da una politica agricola dalla visione globale. Contrasteremo con energia e fermezza coloro che dall'interno e dall'esterno agiscono contro il futuro della nostra agricoltura e continueremo a operare, come abbiamo sempre fatto, nell'interesse dell'agroalimentare made in Italy."


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Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Luglio 2008 19:40
 

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