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Scritto da Redazione   
Lunedì 08 Febbraio 2010 13:21
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dscf4338.jpgSopralluogo di InfoAgrigento.it nel quartiere arabo del Rabato, tra macerie e degrado. La rabbia dei residenti che hanno ristrutturato le case e che adesso temono uno sgombero forzato: "noi di qua non ce ne andiamo".

Tra le macerie e le pietre cadute, c'è ancora qualcuno. Il tempo, in una piccola porzione del Rabato sembra essersi fermato alle 7 del mattino del 19 luglio 1966, pochi minuti prima che una rovinosa frana distruggesse i resti della Kerkent araba. Via Belvedere, via Cobaitari, via Santa Marta: zone della città sconosciute alla maggior parte della popolazione, dove inoltre, è quasi impossibile arrivare in automobile. Siamo nel cuore del centro storico, la parte più degradata della città di Agrigento.
 
Un porzione di tessuto urbano, dicevamo, dimenticata da tutti: per anni amministratori e residenti, hanno preferito ignorare l'esistenza del Rabato decadente. Dopo 40 anni, tra un crollo e l'altro, sull'onda emotiva del disastro di Favara, l'attenzione dell'opinione pubblica si è improvvisamente spostata per il centro storico di Agrigento che letteralmente cade a pezzi.
 
Al quartiere del Rabato si accede, piuttosto agevolmente, dalla via Garibaldi attraverso salita Santa Croce o la vicina via Zuppardo. Tra il fetore generale, causato da immondizie depositate da chissà da quanti anni e carcasse di animali, si accede a vicoli e cortili un tempo pieni di colori e suoni. Farsi strada tra le macerie non è assolutamente semplice: il rischio di crolli improvvisi è assai elevato.
 
Ogni tanto si incrocia un curioso cartello con su scritto "vendesi" ed un numero di telefono. Proviamo a telefonare. Chiediamo quanto verrebbe a costare un immobile, ridotto ad un rudere, in via Gravano. "25mila euro, e sono 100 metri quadrati circa tra piano terra e primo piano. Ma ovviamente - ci dicono dall'altra parte del telefono - l'immobile è da demolire e ricostruire ex novo".
 
Un prezzo esorbitante in un quartiere abbandonato da oltre 40 anni, dove anche gli extracomunitari sono scappati ? Nient'affatto. Almeno secondo i proprietari. Si perchè a spartirsi i ricavati della, alquanto improbabile, vendita saranno almeno 20 o 30 persone, ovvero gli eredi di chi abitava in questa zona della città negli 40-50 dello scorso secolo.
 
Costoro, ovviamente, non si sono mai premurati di mettere in sicurezza gli immobili in questione: motivo per cui, i proprietari, possono essere considerati i responsabili diretti del degrado che affligge la parte più antica della città di Agrigento.
 
In mezzo a tanto degrado c'è qualcuno che ha avuto il coraggio di recuperare un rudere e trasformarlo in una casa decorosa e sicura. Sono una ventina in tutto le famiglie che, nonostante il pericolo incombente, continuano a vivere nel Rabato. A loro spese, e senza alcun contributo o incentivo, hanno restaurato vecchi immobili, recuperato giardini abbandonati, derattizzato le abitazioni confinanti, e talvolta messo in sicurezza gli edifici attigui.
 
Si tratta di gente che nel centro storico c'è nata. E non se ne vuole andare. E a chi gli dice che per la loro sicurezza sarebbe necessario sgomberare l'intero quartiere rispondono a tono.
 
"Noi da qui non ci muoviamo. Dopo quarantanni si sono ricordati che esiste il quartiere del Rabato, e l'unico intervento adottato è stato quello di recintare le case pericolanti".
 
"Ho speso 100 mila euro per recuperare questa abitazione - ci ha detto un residente mostrandoci una graziosa casa in stile contadino perfettamente recuperata - e non ho intenzione di andare via. Piuttosto vadano a cercare i proprietari degli altri immobili e li costringano a metterli in sicurezza. Altrimenti, per quanto mi riguarda, possono buttare tutto giù con le ruspe".
 
Mentre nei vicoli del Rabato si aggirano i tecnici della protezione civile, gli animi si surriscaldano ulteriormente. Le transenne sistemate in alcune vie, infatti, rendono ancor più complicato l'accesso dei residenti alle loro abitazioni.
 
"Che senso ha mettere queste transenne e poi lasciare tutto com'è? Ci hanno ingabbiati, invece di procedere alla messa in sicurezza degli edifici", è lo sfogo di una donna che, da pochi anni, è tornata a rivivere nella casa dove ha trovato i natali, prima della frane del 1996.
 
Alla fine del nostro sopralluogo, possiamo affermare che nulla è perduto e che il centro storico di Agrigento è ancora pienamente recuperabile. Un dato già diramato nel 2007 dall'ordine degli architetti che, con il progetto Hyperion, ha effettuato un accurato monitoraggio degli edifici della zona. Ampiamente recuperabile a patto che i legittimi proprietari si assumano le proprie responsabilità e provvedano per tempo a mettere in sicurezza gli immobili. Ed in tal senso, il comune di Agrigento non deve concedere sconti a nessuno. 
 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Febbraio 2010 13:21
 

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